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LA MORTE E' CONTRO NATURA ...
Si contempla il proprio dolore con voluttà. Fino a spingersi con un sottile piacere ad un fondo così fondo da non capire più dove si sta andando. Il gusto del non-senso. E' più facile, alle volte, continuare così. Guardando il proprio fondo, il buio del dolore: il non-senso diventa il senso. E' più difficile lasciarsi abbracciare, torcere il collo verso l'alto, alzando lo sguardo: per guardare altro - che pure esiste - e oltre.
"La perfezione dei mezzi e la confusione negli obiettivi caratterizzano la nostra epoca."
A. Einstein
ho deciso di praticare uno sport estremo: la libertà.
Garanzie. Non ve ne sono. Criteri e metodo sì. Ma spesso male applicati. Avanzo da buona miope. Mi illudo che i giorni siano tranquilli e dissimulo a me stessa una calma piatta che è soltanto superficiale censura dei "perchè" badando soprattutto ai "come". Vorrei tanto che questa durezza incipiente non mi costringesse.
galleggio sul petrolio. ogni tanto un peso m'opprime lo stomaco e nonostante le orecchie tappate non mi fa dormire. la realtà non è in due dimensioni. la combinazione matematica di spazio e tempo, la meccanica degli algoritmi non m'aggiunge profondità. Non voglio stare troppo comoda ché certe abitudini rassicuranti fanno dimenticare i segni e le magagne accumulate quand'era tempo di. adesso ho passato tanto tempo ad essere stanca. e la tranquillità distrare e alletta temendo di non essere all'altezza della sfida. sono stata troppo tempo in vacanza finita la ricostruzione. demolirei volentieri dell'altro, se solo sapessi cosa.
il mio nucleo è Bisogno. Che diventò, che diviene urlo. Mendicanza. Senza sapere nemmeno cosa domandare. Bisogno di tutto. Tutto. Infinito. Sarebbe semplice se ci accontentassimo, se si potesse accontentarsi. Invece il bisogno urge. "Di Più". Principio irriducibile.
C'è chi mi dice: "Tu non sei così, accontentati. Taglia qualcosa di te. L'uomo vero è quello che non ama, che non desidera. Persegui l'autonomia, come tentetivo di far fuori ogni bisogno per non aver più bisogno di nulla. Abbassa lo sguardo".
Per non impegnarsi, ché un Bisogno, poi, giudica tutto.
... giorni di parole che son come la pioggia primaverile. Le cataratte di polvere se ne vanno per un istante. Ma un istanteè esattamente il tempo necessario a far risuonare un canto sepolto da anni.
"TU DESIDERI VERAMENTE TUTTO? ALLORA RISCHIA! CEDI ALLA BELLEZZA"
Domani è lunedì.
Avete per caso visto la mia testa?
Anche il gatto mi guarda imbarazzato e non sa davvero come prenderrmi. Tutto tranquillo. Eppure c'è qualcosa che mi dice che la testa se n'è andata per lasciar libere le gambe. Davvero sono stata seduta a lungo. E quasta calma non mi piace. Chissà ...
di sicuro l'avrete visto migliaia di volte, ma QUESTO è bellissimo!
Ok, va bene. Eppure l'averti rivisto appoggiato alla porta, col volto smagrito e grigio come i capelli non m'ha fatto tanto schifo. il disgusto è salito dopo, dopo aver fatto il viaggio all'indietro e aver rivisto tutto il film: mai più-mi son detta- mai così tanto disprezzo verso me stessa. La tua crudeltà maggiore è stata l'aver suscitato l'odio contro me stessa. Non credo potrò mai perdonarti.
Per il resto che il Natale di Gesù ci restituisca (ad no ad uno) l'amore al nostro io. Auguri.
Denti da togliere che non si possono togliere. Le Puttane sulla strada sotto casa. A. che non vuole più il mutuo perchè il marito vuole as-so-lu-ta-men-te il tasso fisso. P. che puzza più dei maiali della suo allevamento. La casa nuova. I miei che invecchiano. Bruce Springsteen a Perugia. Dei cari amici con cui quasi-ubriacarsi. L'amore lontano, lui che il saggio è il bambino. Attraverso il tempo in una attesa senza fine. Tra qui e lì. tra prima e poi. Sperando che gli angoli della mia bocca non cedano. C'è l'adesso.
il trasloco m'ha fatto bene. sono viva.
uffa,
adesso
basta.
Io: Pronto?
Sig.re: è lei signorina Marzia? no, Manuela? Monia?
Io: sì salve, sono marta...
Sig.re: guardi io le ho telefonato perchè devo ringraziare il suo collega, quel ragazzo, quello he sta lì...
Io: Sì, è che ora non può rispondere che è un poco indaffarato...
Sig.re: no, guardi glielo dica poi lei :che m'ha veramente salvato la vita!
Io: ... ?!...
SIg.re: perchè son venuto stamattina, no era ieri mattina ... insomma era quando non potevate fare niente ... insomma son venuto e non ho potuto fare niente. E ero disperato perchè avevo perso le chiavi della macchina, di quello schifo, di quella carcassa di macchina. E pe fortuna avevo quelle di riserva! E allora il ragazzo, il suo collega m'ha detto che qui davanti c'era un negozio dove possono fare i duplicati. Allora sono uscito e sono andato al negozio. Ma, vede, c'era un problema: il mio modello di macchina ha avuto de generazioni: se la mia fosse stata della prima m'avrebbero subito fatto il duplicato, ma la mia è della seconda e allora la ragazza del negozio m'ha detto che - non ho capito bene perchè - che non poteva far niente, che il duplicato non si poteva fare.
Allora son tornato a casa che ero disperato, mi ci è venuto un mal di testa fortissimo. E allora appena arrivato sono andato a letto. E mentre dormivo mi son svegliato così, di soprassalto e ho pensato: ma che vestiti avevo l'altro ieri???? No perchè il giorno di ferragosto, ha visto, spiovigginava! E allora io ho messo l'impermeabile, cioè è un soprabito che sembra un impermeabile, ma non lo è, ma io l'ho messo lo stesso. Allora mi son messo a cercare l'impermeabile per tutta casa. Ma non c'era. Per fortuna che poi ho pensato che ero stato a casa di mia nipote, che abitiamo vicini, e allora ho pensato che poteva essere da lei. Allora sono andato. E il soprabito c'era!! E indovini cosa c'era dentro la tasca del soprabito??? LE CHIAVI!!!!!! Guardi devo veramente ringraziare il suo collega. Adesso la saluto e la lascio lavorare. Arrivederci!
Io: arrivederci.
com'è che la stanchezza e la nausea son già tornati in me?
Ho trovato questo allegato ad una mail che un caro amico mi scrive.
Quando in passato mi veniva la voglia di capire qualcuno, o me stesso, mi mettevo a considerare non le azioni, nelle quali tutto è convenzionale, ma i desideri. Dimmi quel che vuoi e ti dirò chi sei. (...) Penso, penso a lungo, e non posso immaginare null’altro. E per quanto pensi e da qualunque parte mi si sparpaglino i pensieri, per me è chiaro che nei miei desideri manca qualcosa di essenziale, qualcosa di molto importante. Nella mia predilezione per la scienza, nel mio desiderio di vivere, in questo mio star seduto su un letto estraneo e nella mia aspirazione a conoscermi, in tutti i pensieri, i sentimenti e i concetti che io mi formo su ogni cosa, non c’è un che di comune che leghi tutto ciò in un sol tutto. Ciascun sentimento e ciascun pensiero vive in me per suo conto, e in tutti i miei giudizi sulla scienza, sul teatro, sulla letteratura, sugli allievi e in tutti i quadri che la mia immaginazione dipinge nemmeno il più abile analizzatore saprebbe trovare ciò che si dice un’idea generale, ossia il dio dell’uomo vivente.
A. CHECOV, Una storia noiosa (Dalle memorie di un vecchio), in A. CHECOV, Tutti i racconti, vol. VII, Biblioteca universale Rizzoli, Milano 1975, pag. 140 – 141.
esser ri-creato. rinascere. hai due compleanni. Un nuovo venire al mondo: stare al mondo. Nuovo è uguale ad ancora ma con dentro una eccezione. Un impensabile e insperato che invece accade. accadde e accade.
Che mi accade poichè tu mi accadi.
swing low. frullare il tutto: niente, impazzisce tutto: non vien fuori una vellutata. Vengo da 10.000 anni fa. And I'm still standing here. Con una faccia d'altri tempi. Any thing I wanna do. Non ci sono garanzie o alibi. Femori stanchi malamente ancorati ad anche agili un tempo. una de-cadenza dalla nascita. A desert road. I need some fixing. mi gardo alle spalle: sulla pareta di fronte ho la cartina fisica dei miei alti e bassi. Ci vorrebbe un'equalizzatore. Mendico. Una lieta mendicanza. Non so fare che mendicare. E, a volte, non so nemmeno cosa mendicare.
el mio figlio - una foto - l'ho cresciuto da sola - mentre infilo numeri e incrocio rischi e pregiudizievoli, lei con la scopa nell'altra mano: 19 anni bimbo di 2 - el suo padre lo chiama el bastardo, non lo vuole vedere e non mi dà una lira. e adesso sta con un'altra ragazza e ha un figlio nuovo, ma non è el suo, ché quella è andata con un altro. ma a me che importa? è el mio figlio. e mi chiamano gatto perchè ho nove vite. e mi hanno preso sotto tre volte e una ero incinta del mio figlio. che mi dicevano che ero matta a volerlo tenere el mio figlio. ma lo ho voluto el mio figlio e lo ho cresciuto da sola. ieri gli ho tagliato i capelli. chi lo vede dice che è uguale al suo padre.
il drago ha un aspetto molto poco rassicurante: mi guarda con con due lapilli gialli e cangianti. le scaglie che lo sricoprono son lucide e il muso temina con un becco rapace. il MIO drago ha un cuore di ghiaccio sospeso in un torace cavo e vuoto: un carapace ripieno di nulla. Se lo vuoi uccidere non lo sconfiggi fermando il cuore ché il cuore è di ghiaccio. E' in mezzo alla fronte che devi mirare, ché solo il cervello è vivo. Il drago non ha cuore, solo intelletto. sfrega nervosamente le ali tra loro con le scapole contratte. disapprova. lo so, disapprova. improvviso ologramma tra questo mondo e quell'altro.
... chi vuol esser lieto sia ...
"interna sete ardente/ ne l'asciutta mia lingua..."
sete. e ancora. la caccia non è mai finita.
mentre scarica. voci da sotto: echi familiari un po' distanti. e occhi lucidi dallo sbadigliare. assonnata e indolente domenica sera. trattenere gli attimi è impossibile. il domani è già in agguato. ed è famelico. ebbene, anch'io non son mai satolla. la letizia non mi placa certi vortici nè riempie voragini ataviche. e certe solitudini sono ancora lì. ho caviglie facili alle distorsioni. e certi passi mi fanno ancora temere di non aver sufficiente equilibrio. no niente equilibrio. e pesantezze e paure ataviche che rimergono ansiogene. eppure un accenno di letizia. pulsazioni. e poi due occhi che amo.
a pancia piena. facile. quando si ha fame. quando finisce la festa. invece. adesso certe recriminazioni acri e stantie appaiono ridicole. i miei demoni, i miei inquilini... adesso sono più composti. forse ne ho persino nostalgia malata-mente affezionata al itratto di tormentata madonnina infilzata. Io sono una vanitosa e gli animi irrequieti e tormentati, quelli inclini alla tragedia (più che al dramma) hanno il fascino della caduta, della demolizione della dissoluzione di una lussuosa decadenza (eppure quando si ha fame certi lussi non ce li si può proprio permettere). Invece sono minatore com la rerra sotto le unghie. e il minatore se è coerente non si scandalizza della terra in cui è nascosto l'oro, non rinuncia all'oro solo perchè è confuso nella terra (parafrasando uno che stimo molto). odio il buonismo la contrizione spremuta che aleggia in questi giorni come l'odore del panettone e dei botti. succedanei dell'incenso. quello vero. Cazzo ci sarà da aver tutti una faccia da ebeti e sorrsi ecce-denti da elargire, a richiesta e non, a destra e a manca!
Quindi giunsero, in un momento predeterminato, un momento nel tempo e del tempo,/Un momento non fuori del tempo, ma nel tempo, in ciò che noi chiamiamo storia:sezionando, bisecando il mondo del tempo, un momento nel tempo ma non come un momento di tempo,/Un momento nel tempo ma il tempo fu creato attraverso quel momento: poichè senza signficato non c'è tempo, e quel momento di tempo diede il significato./Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere dalla luce alla luce, nella luce del Verbo,/ attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto del loro essere negativo;/Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima,/Eppure sempre in lotta sempre a riaffermare sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dadlla luce;/Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un'altra via. T. S. Eliot - Cori da "La Rocca"
Sabato mattina me l'hai detto in un modo tale da farmi rabbrividire: sembrava una di quelle correnti che improvvise ascendono dai burroni: aveva la lievità di un sussurro e il fragore di un tuono
fenice. senza ceneri. ti rigeneri. un partorirti continuo, doglie comprese. Madre ricorrente di te stessa. eppure la fatica ti recupera più giovane. ogni volta più giovane. più leggera. peeling dopo peeling, pelle dopo pelle. ti liberi dei pesi morti, delle suppellettili emotive in eccesso. viaggiare con un bagaglio leggero facilita gli spostamenti e le per-mutazioni. O, forse, quello che non si vede più, il già fatto, quel che resta di ciò che arse, la cenere appunto, è precipitato in cristallo. Nascosto e vivo. nelle finestre spalancate delle tue nari. e sì che prima di vederle le cose, le inali, tu, bestiolina selvatica che altro non sei.
Non t’ho perduta. Sei rimasta, in fondo/ all’essere. Sei tu, ma un’altra sei:/ senza fronda né fior, senza il lucente/ riso che avevi al tempo che non torna,/ senza quel canto. Un’altra sei, più bella (Ada Negri - Mia giovinezza)
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